
Era situata in origine lungo un'importante via di collegamento fra i territori di Bologna e di Ferrara.
Eretta nel XIII secolo, la sua struttura ricorda le più famose torri bolognesi: pochi fori nel parato murario in cotto a vista, rastrematura nella parte mediana e coronamento a merlatura guelfa. La sua mole massiccia testimonia le ragioni difensive della sua edificazione. Vide fatti di sangue, agguati e uccisioni e subì assalti e invasioni.
Dal "Diario Ferrarese" del gennaio 1499 ci viene a tal proposito una eloquente testimonianza storica: «Vennero da Bologna per l'Oxelino quattro fanti. Come furono a la confina uno de dicti quattro levò la runcha e taiò el colo a uno degli altri tri et tolseli li denari che aveva adosso et ritornasse verso Bologna...».
E ancora, Corrado Ricci scrive in un passo di "Anime Dannate": «L'ombra della torre dell'Uccellino, sulla strada di Ferrara, è profonda come quando ivi furono trucidati i due figli di Galeazzo Marescotti per l'ira di Giovanni Bentivoglio. Rintoccò dall'alto la campana per raccogliere i villani che inseguissero gli uccisori, ma il suono si disperse per la deserta pianura acquitrinosa».
Il presidio perse la sua importanza quando Alfonso d'Este, incurante delle proteste dei bolognesi, ne asportò la campana per ricavarne bronzo per i suoi cannoni (nella stessa fonderia ‘si sciolse' anche la statua di Giulio II, già modellata e fusa da Michelangelo, meno la testa, scomparsa nei sotterranei del Castello Estense). E ancora quando, dopo la bonifica, vennero aperte nuove strade nel territorio e Poggio si poté raggiungere attraverso il Chiesuolo della Dogana, oggi Chiesuol del Fosso, e la Traversa, senza dover fare il giro vizioso per Torre Fossa e San Martino.

Un pregevole studio condotto da Alberto Monti getta nuova luce sulla originaria natura dell'attuale Torre dell'Uccellino, che, in realtà, sarebbe stata un vero e proprio
castrum, un castello.
Di seguito sono riportate le note documentarie preliminari, tratte da "Il sistema difensivo bolognese in base agli statuti comunali dei secoli XIII – XV" di Alberto Monti appunto.
«Quella che oggi è comunemente detta Torre dell'Uccellino viene menzionata dagli statuti del 1245-67 come castrum.
Di esso si stabilisce la costruzione di un muro bene fondato e realizzato con calcina, che si elevi sopra terra di almeno sei ponti senza considerare i merli. In un angolo del muro deve poi essere realizzato uno scorpionus, alto tre ponti oltre i merli, ed esso deve essere merlato come lo è il muro. Inoltre davanti alla porta deve essere realizzato un barbacane con una casa (domo) senza cassero. Ivi deve essere realizzata anche una torre, che si elevi dal piano di campagna per almeno venti ponti.
La seconda rubrica presente negli statuti di questi anni non è meno interessante, dal momento che statuisce il riattamento degli argini e delle rive che difendono il castrum e il cui stato minaccia la stabilità del muro.
In merito a questo sito gli statuti del 1245-67 ci informano della dotazione da parte del comune felsineo di una campana, così come accade anche per la Torre di Cuncini, la Torre del Poggio e quella del comune di Galliera.
Una seconda rubrica ci informa della necessità di riattare argeles seu rivales del castrum, per difendere il muro dall'impeto delle acque vallive. Abbiamo dunque indicazione di almeno tre elementi difensivi già esistenti alla metà del XIII secolo e del fatto che il sito fosse considerato a tutti gli effetti come un castello.
Altre informazioni da un'altra rubrica, la quale ci informa della presenza nel castello di un capitano e di custodi, i quali debbono occuparsi del ponte del castello (pontem dicti castri) usando ‘spranghe' ed assi in modo da mantenerlo pervio. Da come la questione viene presentata parrebbe che il ponte faccia strutturalmente parte del castello, ma anche che su di esso si svolga traffico [...].
Sappiamo infine che la custodia del castello viene affidata a tale Jacobino Vixende. Anche gli statuti del 1288 si occupano estesamente del Castrum Losilini: dapprima apprendiamo del fatto che al comando della sua guarnigione fosse destinato un capitano, e poi che essa fosse costituita da quattro custodi.
Apprendiamo inoltre di una funzione daziaria del castello, in correlazione con il ponte ad esso prossimo sul lato ovest.
Gli statuti ci forniscono inoltre l'informazione relativa al fatto che all'interno del castrum si trovassero anche edifici civili non connessi con la gestione comunale del sito. Strutture di questo tipo avrebbero potenzialmente potuto trovarsi fuori del castrum, tra esso e il canale sul quale transitava il ponte, e se ne statuisce la demolizione, evidentemente al fine di consentire alla fortificazione di meglio controllare il transito su di essi. La funzione daziaria del castello riemerge anche in seguito.Gli statuti del 1335 ci confermano che Uccellino fosse un castrum e ci dicono che esso era vigilato da un capitano e quattro custodi, dei quali tre balestrieri ed uno armato di balestra grossa.Secondo il cardinale Anglico (1371)
questo sito è un castello ampiamente circondato dalle acque e da un alto muro ed è dotato di una buona torre; esso è presidiato da un castellano con nove ‘paghe'.Uccellino è menzionato, negli statuti del 1376-89, come castrum presidiato dalle truppe bolognesi; il presidio è comandato da un castellano, al quale obbediscono sette soci armigeri, almeno quattro dei quali devono essere armati di balestra.Per quanto riguarda gli statuti del 1454 essi ci informano dell'esistenza di una rocca afferente al castello (roche sive castri Oselini), presidiata da un castellano con sei armigeri, dei quali quattro almeno armati di balestra».