Carlo Fornasini fu una personalità di spicco sia a Poggio Renatico, di cui fu anche sindaco per circa trent'anni, sia nel panorama scientifico internazionale.
Mi sono sempre chiesto per quale motivo nel Museo Geologico Giovanni Capellini, oltre ai numerosi busti e medaglioni in gesso di stampo ottocentesco, ci sia anche una imponente lapide marmorea con ritratto in bronzo ed epigrafe celebrativa di Carlo Fornasini (nella foto). Quei gessi ricordano i massimi esponenti e pionieri della geologia (Beccari, Mattioli, Nesti, Mercati, Spallanzani, Cisalpino, Soldani, Micheli, Stesone, Cuvier, Viviani ) non a caso associati a quelli del titolare del Museo (in giovane età, in età matura e nella lunga canizie) e a quelli esposti in altra sala di Aldrovandi, Cospi, Marsili e Linneo.
Era il 1877 e Fornasini aveva ottenuto la laurea con lode in scienze naturali, evidentemente col beneplacito di Capellini, che poi, come accadeva spesso ad altri baroni, aveva capitalizzato il lavoro del suo appassionato studente per averne subito un'altra pubblicazione. Il cattedratico si fidava; aveva tanti impegni cittadini, nazionali, internazionali; curava in maniera attenta le lezioni; ma non riusciva a dedicare sufficiente attenzione a tutti gli argomenti scientifici che lo incuriosivano o che riteneva utili. Forse non aveva neppure la caratura del grande scienziato come, invece, l'aveva eccezionale del promotore di politica scientifica. Anche questo apologo negativo, fornito dalla testimonianza di Gortani, mi conforta sulla fondatezza del giudizio che ho più volte espresso: i successori di Capellini a Bologna lo hanno superato per qualità scientifica, ma non hanno mai potuto competere con le sue capacità di produttore di opere e di eventi.
"Probabilmente prima di laurearsi ebbe modo di farsi notare nel campo delle Scienze Naturali come una delle poche persone non (ancora) inserite nel mondo Universitario donando al Museo di Storia Naturale durante la ristrutturazione partita nel 1860 e al Museo di Geologia e Paleontologia in seguito non solo "sue" collezioni ma anche quanto nei suoi viaggi nel Nord Europa e nell'Africa Sud Orientale aveva incontrato di interessante "per lo sviluppo della Scienza". Grazie a Lui si amplia la possibilità dello studio degli Aracnidi in Italia, dando la possibilità al Prof. Pietro Pavesi di porsi come uno dei nuovi studiosi a livello Italiano e mondiale sul tema.