Comune di Poggio Renatico

Feudo dei Lambertini


LAMBERTINI SIGNORI DI POGGIO RENATICO

I Lambertini furono signori di Poggio Renatico e simboleggiarono così fortemente il paese da farlo denominare anche Poggio de' Lambertini. 
Secondo alcune fonti il feudo appartenne a questa famiglia sin dal 972: il 9 settembre di quell'anno i capostipiti Pietro e Lamberto, figli di Giovanni e nipoti di Pietro, sarebbero stati investiti delle terre del Poggio da Onesto, arcivescovo di Ravenna. Altri autori fanno risalire l'investitura al XIII secolo. 
Un documento conservato nel Fondo Ambrosiano della biblioteca della Cassa di Risparmio di Bologna, risalente al 1333, testimonia invece la presenza del feudo di Poggio Renatico appartenuto ai Guastavillani e passato ai Lambertini per l'eredità di Tommasina Guastavillani. Tommasa di Villano Guastavillani infatti sposò in prime nozze Egano, il primo Lambertini definito signore di Poggio Renatico, il quale in secondo voto si unì poi a Castora Galluzzi.
Corrado Ricci, in "Anime Dannate" (1918), afferma che «Poggio Renatico passò sulla metà del ‘300, per successione di donne, a titolo di allodio (ndr nel medioevo, proprietà libera da vincoli e tributi feudali). Si determina anzi da taluno che ciò avvenne nel 1331 per l'eredità di Tommasina Guastavillani, madre di Guido Lambertini, e che in seguito la cospicua famiglia ne ottenne la giurisdizione, eretta poi in contea nel 1441».
Nell'archivio di manoscritti della biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna, la "Miscellanea di memorie di storia bolognese" testimonia: «Poggio (contea del) acquistata da Guidantonio Lambertini l'anno 1441, appartenuta alla nobile famiglia di Guastavillani che per successione di donne cadde in casa Lambertini».
Un altro manoscritto della serie "Casini", datato 1630 e intitolato "Sommario dell'antichissima famiglia Lambertini...1291" racconta che «Roberto di Gasio de Lambertini, fu investito da Obizzo VI marchese di Ferrara delle valli di Poggio, giurisdizione di Ferrara... che i Lambertini siano padroni di Poggio lo dicono molti autori».